Sole, nuvole e … ghiaccio


Ero in macchina qualche mattina fa e pensando al tragitto che ogni giorno mi porta sul mio amato posto di lavoro (il sarcasmo è d’obbligo 😀 ) mi chiedevo se ci fossero lavori particolari che portano km e km distanti da casa. Appena trovo un attimo libero apro la pagina di google e digito “mestieri lavori strani”. Tra i risultati, leggo di una professione di cui non sapevo proprio l’esistenza (qui ci starebbe una faccina arrossata): glaciologo/a. Approfondisco e scopro che esiste una stazione permanente Concordia in Antartide precisamente ad un’altitudine di 3.233 m a 75° 06′ S e 123° 21′ E. E’ lì che si alternano gruppi di studiosi che investono un anno intero della proprio vita per la Ricerca! La curiosità si sa è donna ed allora mi spulcio la lista (presente sul sito http://www.concordiabase.eu) dei nomi di tutte le persone che hanno fatto parte delle varie equipe negli ultimi anni. Ci sono molti nomi stranieri ma un nome italiano colpisce la mia attenzione:Laura Genoni. Vedendo anche l’età molto vicina alla mia penso ad una serie di domande che mi piacerebbe farle e sento muovere gli ingranaggi della mia testolina (in realtà sono pochi pochi ma non ci soffermiamo su questo 😀 !) …


Ok, io ci provo! Tento di trovare una qualche e-mail dove poterle scrivere e magari avere l’opportunità di conoscerla e di proporle una delle mie mini-interviste. Nel frattempo trovo un po’ di articoli scritti da lei sulle varie testate giornalistiche (se riuscite scovatene qualcuno perché vale la pena leggerne qualcuno, se non tutti, per scoprire un mondo molto particolare … quello dei ghiacci vissuto da una donna!). Dopo aver scritto sull’e-mail, targata concordia base, perdo un po’ le speranze quando vedo tornare indietro il messaggio di indirizzo inesistente. A distanza di giorni ripenso a lei e riesco a trovare un suo contatto a cui inoltro la prima mail in cui mi presentavo.
Dopo qualche giorno mi arriva la sua risposta!!!! Posso solo ringraziarla per tutto il tempo che mi ha dedicato ed ora presentarla a chi, come me, non la conosceva.
Lei è “Laura Genoni, 36 anni (vs i 37 il 12 maggio)” che di mestiere fa la “Glaciologa – tecnico di laboratorio di geochimica isotopica all’Università degli Studi di Trieste ma super precaria quindi “quasi disoccupata””!.

Questa sua presentazione mi fa ripensare al periodo di crisi che stiamo vivendo e che si abbatte anche sui fondi che non vengono più dedicati alla Ricerca e a ragazzi/e come Laura che investono tempo, vita e studio in un settore che rende grande l’Italia a costo di grandi sacrifici personali!
A questo punto scatta la mia fatidica domanda (magari ormai scontata) “di solito le donne non hanno vita facile in molti ambiti lavorativi, ed allora mi domando se per te è stato difficoltoso entrare a far parte di una spedizione alla Dome C all’estremità del pianeta e che tipo di apporto hai dato come donna oltre che come studiosa” e lei conferma che “è stato difficoltoso per molti motivi ed uno di questi è stato sicuramente quello di essere donna. Ovviamente poi in un luogo così
particolare come donna ho dato un contributo umano di tipo mediatico ed appianamento delle incomprensioni tra le persone e tensioni varie. Come studiosa ho potuto dimostrare che una donna è in grado di fare il lavoro che negli anni precedenti veniva portato avanti da due uomini, sia dal punto di vista di operatività sul campo che di rapporti interpersonali che raccolta ed elaborazione dati”.

Pensando, ahimè, alla mia poca dimestichezza con le lingue (ehm posso mettere sul cv che parlo benissimo il dialetto calabrese!?!? 🙂 ), suppongo che le differenze tra colleghi di nazionalità diverse si sentano quando si dividono spazi in comune. Immagino forse che la solarità del suo carattere (provata sul campo già solo per questa intervista rilasciatami con grande disponibilità!) l’abbia però avuta vinta con tutti loro 🙂 ma sono curiosa di sapere come è andata e come è riuscita a “rompere il ghiaccio” 😀 e così lei mi racconta “sicuramente la parte più difficile è certamente la convivenza in ambienti ristretti, lo è normalmente figuriamoci con persone diverse e che non parlano la tua lingua. Fortunatamente il mio buon carattere mi ha aiutata e sono stata ben accetta da tutti, dopo un inizio faticoso, qualche buona cenetta e tanti sorrisi hanno permesso a me d’imparare il francese ed a loro di fare lo sforzo di farsi capire, mi spiego hanno iniziato a parlarmi piano cosicché io potessi rispondergli nella loro lingua. L’essere donna anche in questo caso ha aiutato così come una grande voglia di comunicare e la pazienza di sopportare anche qualche reticenza.

A questo punto, seguiamo i suoi preparativi per il lungo viaggio … il mio stress maggiore sta nel preparare la valigia ed allora “Cosa c’era nel tuo trolley?” e lei “vestiti pratici, calzettoni di lana, qualche libro e un paio di cose carine per Natale e Capodanno!”.

Ora è come se stessimo con lei nella Dome C (come viene chiamata la Base) ed allora “Riusciresti a portarci in giro nella base immaginando di essere con te per una giornata?” leggete attentamente perché comincia una descrizione, che riporto fedelmente, veramente vivida degli ambienti e del lavoro che viene svolto lì.
Sveglia verso le 7,15, colazione. Alle 8 guardo l’e-mail e lo scarico della posta, e ciò avviene altre 3 volte al giorno. Poi preparo lo zaino con il materiale per i miei lavori all’esterno, filtri, provette, carotiere eccetera. Esco dalla base tra le 8,30 e le 9, mi allontano per circa 800 metri, mi occupo
delle varie apparecchiature, campiono la neve superficiale e verso le 12 rientro in base. Pranzo, un attimo di svago con qualche chiacchiera, partita a ping pong sino alle 13,30 e quindi vado in laboratorio per preparare i filtri e controllare i dati meteo. Verso le 15 esco nuovamente per recarmi di nuovo alle installazioni scientifiche e rientro per le 17-18. Alle 19,15 preparo la sonda per il radiosondaggio, esco per fare il lancio, alle 19,30 corro a cena perché la mensa chiude alle 19,45. Torno davanti al pc in attesa di chiudere il radiosondaggio alle 21,30 e infine un film, una sauna, due chiacchiere e a letto per l’una. La stazione Concordia è composta fondamentalmente da due edifici cilindrici di 3 piani ciascuno, uno calmo ed uno rumoroso. In quello calmo si trovano le stanze da letto che sono accoglienti e abbastanza capienti per contenere i vestiti e le chincaglierie per trascorrervi un anno intero…(se vuoi ti mando una foto). Quando sono arrivata nella mia stanza, da prima condivisa con Lucia la ragazza astrofisica che ha fatto lo scorso inverno, ora ci sto beatamente da sola; quello che mi ha suggerito l’eventuale titolo per l’articolo è stato il trovarmi, al mio arrivo, come in un hotel, il letto fatto, gli asciugamani, una ciotola con le caramelle, la bottiglia d’acqua e la guida illustrata della base in 3 lingue (italiano, francese e inglese). Le stanze da letto si trovano al primo piano dell’edificio calmo, al pianoterra c’è la stanza del medico, l’ospedale, la stanza del capo tecnico, la sala e-mail e la cabina telefonica. Al secondo piano ci sono i vari laboratori, io ne gestisco ben 2 perché i continui tagli alla ricerca scientifica non hanno permesso di mandare 2 persone come negli anni precedenti. Oltre ai laboratori a questo piano si trova la sala radio, cuore logistico della base. Qui Rita, i due Fabio e Jonathan ricevono le chiamate radio di tutte le persone che per svolgere le proprie attività si allontanano dalla base; è infatti obbligatorio per motivi di sicurezza avere con se la radio per poter essere soccorsi in caso di bisogno. Nell’altro edificio, si svolge invece la vita sociale: al piano terra c’è il “workshop” una sorta di officina che dopo i pasti diventa rifugio dei pochi e giustamente bistrattati fumatori. Infatti a parte in questo locale, in tutto il resto della base è severamente vietato fumare! Sempre in questo
piano c’è tutta la parte di sostentamento meccanico per il riscaldamento, i riciclaggio e il trattamento dell’acqua e l’energia elettrica. Ovviamente trovandoci nella più grande riserva d’acqua del pianeta (circa l’80% della riserva di acqua dolce della Terra si trova in Antartide) l’acqua che beviamo e che usiamo in bagno si ottiene dalla fusione della neve che qui come dicevo prima non manca! Una delle cose divertenti è che il vascone “fondoire” dove,con una ruspa
viene raccolta la neve per la fusione, una volta al mese viene usata come piscina, perché l’acqua che si ottiene dalla fusione della neve con una temperatura di circa 15 gradi viene portata a 38 per poterci sguazzare dentro mentre fuori ce ne sono altrettanti ma sotto lo zero. Affianco si trova un’altra notevole attrattiva quasi lussuosa, ovvero una mini sauna dove si può stare in 3 o 4 persone alla piacevole temperatura di 110°C, così una volta usciti si riesce a resistere per qualche minuto all’aperto in costume da bagno (posso fornire delle foto a riguardo!). Al primo piano c’è la palestra, la sala video e i magazzini della cucina. Al piano superiore si trova il vero fulcro di tutta la base, la mensa, che sarebbe più corretto chiamare ristorante vista l’eccellente qualità dei piatti, la cucina e la sala libreria/bar dove ci si ritrova per leggere, chiacchierare e bere qualcosa. Durante le feste ha ospitato prima i sontuosi aperitivi e poi le danze sino a ore tarde; qui con la scusa del sole sempre presente è molto più facile tirare giorno. L’unica cosa che si discosta nettamente dalla nomenclatura Grande Hotel Concordia sono i servizi igienici!!! Finalmente a partire da quest’anno è stato attivato un bagno per le donne, sino ad ora si doveva girare allegramente con un secchiello, stile quelli che da bambine si usavano in spiaggia, per farvi la propria pipì, mentre i maschietti disponevano da subito di “elegantissimi” orinatoi. Un discorso a parte riguarda la divisione del tipo di bisogni, a quelli solidi è riservato un wc di nome “incinolet” che brucia il tutto, causa mal funzionamenti del passato si è guadagnato il soprannome di sedia elettrica!
Ma in tutto questo da fare “Cosa e/o Chi ti è mancato di più quando eri lì in Antartide?” lei risponde “fortunatamente avevo le giornate strapiene ed una fittissima corrispondenza mail (più di 8000 messaggi ricevuti in un anno) anche con sconosciuti “ammiratori”; così ho potuto solo sentire un po’ la mancanza del mio fidanzato e del mio adorabile labrador Geo.
Un episodio vissuto lì e che porterà sempre nel cuore è “la visone del raggio verde del sole, ovvero uno scintillio di luci verde blu che precedono il calare del sole in questo luogo dove l’atmosfera è estremamente rarefatta e limpida e quindi ogni fenomeno naturale, stelle, luna, via lattea, li vedi benissimo”.
A questo punto è giunto il momento di riaccompagnarla nel viaggio di ritorno in Italia in cui era “ tanto felice quanto frastornata ed un poco timorosa di trovarmi male nella vita normale ma, non è stato così, Concordia occuperà sempre un luogo speciale nel mio cuore ma la mia vita è qui”.
Per me è stato un enorme piacere poter conoscere un’altra donna speciale a cui auguro tantissimi successi nella vita professionale ed in quella privata visto che si percepisce mille miglia di distanza quanto lo meriti!!
Un abbraccio (visto il tuo lavoro 🙂 ) caloroso Laura e Grazie ancora.

Advertisements

One thought on “Sole, nuvole e … ghiaccio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...