“Salotto di carta”


Un libro che mi ha fatto ridere per la paradossale e irreale comicità è “Zia Mame” di Dennis Patrick. Vi lascio l’incipit del romanzo:

Aveva piovuto tutto il giorno. Di solito me ne infischio, se piove o no, ma quella volta avevo promesso di montare le tende e di portare il bambino in spiaggia. Mi ero anche riproposto di applicare quei cavolo di stencil alle pareti loro riservate nella parte della cantina che il nostro mediatore aveva definito tavernetta, e inoltre volevo capire in che modo impegnare quella soffitta che secondo il mediatore, sempre lui, andava considerata un disimpegno, passibile di trasformarsi in stanza degli ospiti, studio, o laboratorio.
Ma subito dopo colazione mi ero lasciato distogliere dai miei propositi.
Tutta colpa di un arretrato di « Selezione ». È una rivista che di solito non leggo. Mica per altro, non ne ho bisogno, dato che tutte le mattine sul 751 e tutte le sere sul 603 sento analizzare ogni suo articolo nei minimi dettagli. A Verdant Green – duecento case tirate su in quattro stili differenti – ne vanno tutti pazzi. In pratica non parlano d’altro.
Eppure devo confessare che quel benedetto periodico, quando mi capita in mano, finisce per catturare anche me. Quella volta in particolare mi ero appassionato, nell’ordine, ai pericoli cui sono esposte le nostre scuole pubbliche, alle meraviglie del parto naturale e alle gesta di una comunità dell’Oregon che aveva sgominato un traffico di marijuana. Quindi ero passato a una certa figura che un certo famoso scrittore di cui ora mi sfugge il nome considerava il personaggio più indimenticabile da lui incontrato.
Un momento, un momento. Indimenticabile? Be’, era ovvio che l’autore non sapeva di cosa stesse parlando. Temo che il significato stesso della parola gli sfuggisse: a lui, come a chiunque non avesse conosciuto mia zia Mame. Però dovevo ammettere che fra il suo personaggio indimenticabile e il mio qualche parallelo si poteva tracciare. Il suo era una tenera zitella del New England che viveva in una tenera casettina bianca di legno, e che un giorno aveva aperto la sua tenera porticina verde per ritirare, come ogni mattina, la sua copia dello «Hartford Courant»: ma invece del giornale, si era ritrovata sulla soglia una tenera cesta di vimini, con dentro un tenero frugoletto. Il resto dell’articolo raccontava come e qualmente il personaggio indimenticabile avesse raccolto il frugoletto, e come negli anni successivi lo avesse cresciuto. A quel punto avevo chiuso « Selezione », e mi ero messo a pensare al tenero donnino che aveva tirato su me.
Nel 1928, dopo un leggero infarto, mio padre era stato costretto per qualche giorno a letto. Insieme alle fitte intercostali doveva avere avvertito il barlume di una consapevolezza di ordine superiore, e intuito che forse non sarebbe vissuto in eterno. Così, non avendo nulla di meglio da fare, papà aveva telefonato alla sua segretaria, che era tale e quale a Bebe Daniels, e le aveva dettato un testamento. Appena finito di batterlo, la segretaria aveva preso con sé l’originale più quattro copie in carta carbone, si era messa la cloche e si era fatta portare in taxi da La Salle Street all’Edgewater Beach Hotel, dove aveva sottoposto il tutto alla firma di papà.

Qui trovate i dettagli dell’iniziativa.

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7 thoughts on ““Salotto di carta”

  1. Io l’ho letto l’anno scorso e mi è piaciuto molto, soprattutto la leggerezza e l’apparente superficialità della protagonista. Anche io lo consiglio.

  2. eh eh conosco bene…,mi è piaciuto molto, anche se l’ho letto un paio d’anni fa….
    ti propongo un libro che mi è entrato nell’anima(di una tenerezza vibrante….e commovente….)….

  3. se non ricordo male in uno dei nostri primi incontri mi hai consigliato proprio questo libro!!! 🙂

    Heka@ ma lo sai che da giorni questo titolo mi gira intorno, allora dici che ne vale la pena???

  4. è un libro che mi è piaciuto moltisismo, ma tutto è soggettivo…,i gusti sono personali…,è il bello della vita no?se a tutti piacessero le stesse cose….,il mondo non sarebbe quel che è…,una tavolozza dagli infiniti colori…,tante sfumature…che sono poi…le nostre emozioni…,le nostre sensazioni…,in poche parole,la nostra anima…,diversa….,ma proprio per questo…rara….
    è una storia decisamente triste quella narrata…, ma resa speciale da personaggi unici, di un certo spessore…
    son persone semplici…,non grandi personaggi….,non vi aspettate eroi…,ma ciò che più mi ha coinvolto è stata la lealtà verso i sentimenti…,verso il senso di giustizia, che può,specie in certe situazioni,costarci caro….
    è forte l’amicizia….
    non parla d’amore…,ma di affetto….,quello che lega due anime…per sempre…aldilà del tempo,dello spazio e del destino….
    buona lettura….

  5. Basta uno sguardo …. per illuminare una vita !
    Concordo con te, @Heka …. è un libro bellissimo che ci fa crescere dentro, che ci accompagna nel viaggio onorando la nostra memoria col ricordarci che il dolore non conosce sosta, e non risparmia nessuno, ma anche l’ amore non risparmia nessuno ….. arriva sempre anche quando non lo aspettassimo più, strappa le nostre maschere effimere, e ci ridà noi stessi …… e il gusto della vita !
    Sì, “Il gusto proibito delle zenzero”, è decisamente un libro da non perdere !
    @Bruno

  6. Anche io l’ho letto lo scorso anno ed è davvero una scelta ottima… mi è piaciuto molto, soprattutto in una visione molto particolare dell’amore… forse per la prima volta a 360° reali…

  7. @Tutti: allora che si sappia…ho allungato la lista dei libri da comprare e leggere in queste ferie estive…Ci riuscirò mai?!?! Io ci provo 😉

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